Una pianta velenosa del Gargano cura il cancro alla prostata


Il principio attivo può essere utilizzato per dimezzare le dimensioni del carcinoma prostatico in solo un mese. Lo rileva uno studio americano pubblicato su Science Translational Medicine.

Una pianta velenosa del Gargano cura il cancro alla  prostata<br />
giovedì 12 luglio 2012 14:24:52

di  Redazione

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LECCE - Buone notizie per gli ammalati di tumore alla prostrata. Una pianta può dimezzare le dimensioni del carcinoma prostatico addirittura in un solo un mese. Lo rileva uno studio condotto dal Johns Hopkins Kimmel Cancer Center e pubblicata su Science Translational Medicine condotto insieme ai colleghi dell'Università del Wisconsin e del Texas-San Antonio. La pianta è' la Thapsia garganica o anche firrastrina comune, finora nota perché contenente una sostanza in grado di uccidere gli animali che provavano a mangiarla. Un'erbacea primitiva del Gargano, appunto: piuttosto velenosa, tanto che nell'antica Grecia era nota per essere tossica, così come nei paesi arabi, dover era conosciuta come la "carota della morte" capace di uccidere i cammelli che la mangiavano.

Un test ha evidenziato che lo stesso principio attivo può essere utilizzato per dimezzare le dimensioni del carcinoma prostatico in solo un mese.

In particolare è un particolare composto presente all'interno della pianta ad essere stato utilizzato per creare un nuovo farmaco (siglato G202): si tratta della tapsigargina, inibitore degli enzimi della classe ATPasi, e che usato come principio attivo può ridurre il carcinoma prostatico in media del 50% in 30 giorni. L'esperimento è consistito nel disassemblare la tapsigargina e modificandola chimicamente in modo da poter essere usata contro le cellule malate, in questo modo il principio attivo può essere iniettato e può viaggiare nel flusso sanguigno senza danneggiare i vasi e i tessuti sani. Quando G202 arriva al sito del tumore, una proteina rilasciata da questo sgancia la sicura e così il farmaco è libero di agire sia sul cancro stesso che sui vasi sanguigni che lo servono.

Per Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti" l'importante scoperta vuol dire surclassare molti dei farmaci oggi usati contro la patologia. In questo modo il farmaco, sarebbe efficace anche su modelli animali di tumori umani come quello al seno, ai reni, alla vescica.

In più per le sue caratteristiche di azione, il farmaco sembrerebbe immune allo sviluppo di resistenza.


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