L´azienda non discrimina chi fa poche multe, ma vigila sulla correttezza e la produttività dei propri dipendenti.

di Redazione
FOGGIA -
Ataf S.p.A., gestore della sosta tariffata nel Comune di Foggia, in merito agli articoli apparsi sulla Gazzetta del Mezzogiorno in data 18 e 20 Febbraio 2012, comunica quanto segue:
- sentiamo, in primo luogo, la necessità di dire che coloro che stanno aggredendo e denigrando l'ATAF forse ignorano o fingono di ignorare la particolare attenzione e il grande rispetto delle persone che, in un contesto estremamente difficile per tanti lavoratori che hanno visto in questa città compromesso il proprio posto di lavoro, l'ATAF ha avuto il merito di porre in atto per garantire certezza, continuità e dignità di lavoro regolarmente retribuito secondo contratto nazionale a tutti coloro precedentemente inseriti nelle cooperative della sosta
- ciò detto, i controlli che ATAF effettua sull'operato degli ausiliari del traffico attengono esclusivamente alla verifica del giusto svolgimento in termini di assiduità, correttezza, attenzione ed efficacia delle attività di controllo della regolarità della sosta a pagamento e di sanzionamento delle irregolarità nei termini previsti dalla legge e dal contratto collettivo nazionale di lavoro, e sono mere fantasie e illazioni quelle apparse sulla stampa circa il subordino del mantenimento del posto di lavoro ad una "soglia preimpostata di contravvenzioni", che fanno torto alla serietà e all'intelligenza della direzione aziendale
- e ATAF, in quanto datore di lavoro degli ausiliari del traffico, ha il dovere e il diritto di vigilare sulla correttezza nello svolgimento delle mansioni dei propri dipendenti e sulla loro produttività al pari di qualunque altra azienda di servizi; al termine del contratto a tempo determinato (14 febbraio 2012), l'Ataf avrebbe potuto non rinnovarlo con quei pochi dipendenti che, nonostante i richiami verbali e scritti, avevano continuato a non svolgere con correttezza e attenzione la propria attività, ma, con grande sensibilità e responsabilità, ha voluto offrire agli stessi una ulteriore occasione per adeguare il proprio comportamento alla legge e al CCNL;
- e dal momento che si tratta di normale, ordinario, doveroso controllo del corretto svolgimento delle proprie mansioni da parte dei lavoratori, non si comprende come qualcuno possa parlare di "pressione ingiustificata", "intento persecutorio", "comportamento mobbizzante", e perchè mai solo verso una esigua minoranza dei dipendenti; accuse lesive dell'immagine aziendale per le quali si fa riserva di adire le opportune sedi per la tutela della onorabilità dell'ATAF.
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