Ducati, orgoglio italico ferito


La proprietà dell´azienda diventa totalmente tedesca.

Ducati, orgoglio italico ferito
luned́ 7 maggio 2012 17:38:14

di Giuseppe Aquilano

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FOGGIA - C'era una volta, tanto tempo fa un ragazzino austriaco con una smisurata passione per i motori che bruciava dentro, in modo particolare per le due ruote.

E qual è la motocicletta per antonomasia? Quella che, più di tutte, gli faceva battere forte il cuore? La DUCATI naturalmente!
Noi comuni mortali cosa avremmo fatto al suo posto? Non appena racimolato un discreto "gruzzoletto" avremmo impostato il navigatore verso un concessionario per poi staccare un bell'assegno per ammirare in garage la "rossa", questi invece no!

Ha atteso anni ed anni e poi ha deciso di comprare direttamente l'Azienda!
Facile intuire il nome del giovanotto in questione: Herr Ferdinand Piech che, nel giorno del suo 75° compleanno, si è fatto un discreto regalo per "appena" 860 milioni di euro, debiti inclusi!
Scherzi a parte, la passione c'entra poco o niente nelle odierne strategie industriali e commerciali dei grandi colossi.

L'acquisto della più blasonata marca di moto del globo è strategica per il gruppo Volkswagen che avrà cosi un brand all'altezza della situazione per combattere ad armi pari con il suo rivale storico BMW, produttore oltre che di auto di lusso anche di moto ad altissimo contenuto tecnologico e qualitativo con il reparto MOTORRAD.
Oneri ed onori ufficiali dell'acquisto sono stati concessi alla controllata AUDI AG che acquisisce, con la società bolognese, una florida realtà capace nel 2011 di un fatturato di 480 milioni di euro e portatrice in dote di qualcosa come 1100 dipendenti dislocati tra Borgo Panigale e l'impianto di produzione tailandese nonché una gamma prodotto mai così completa.
I Tedeschi potranno vendere copiosamente il blasone ed i prodotti desmodromici negli USA e nei mercati emergenti, quali il cinese ed il brasiliano sempre più affamati di "articoli originali" made in Europe!
Senza girarci troppo attorno però, veniamo al punto: Orgoglio Italico ferito dicevamo ma Ducati non è più "cosa nostra" da tempo.
Ad onor del vero già a partire dal 1996, la società era in mano al Fondo statunitense TEXAS PACIFIC GROUP ma l'avvento, nel 2006, della INVESTINDUSTRIAL, finanziaria di Andrea Bonomi aveva riacceso le speranze o almeno mitigato il dolore.
Una buona "fetta" del capitale sociale della "Rossa" tornava italiano ma oggi, a distanza di poco tempo, eccoci nuovamente ripiombati nel baratro... o no?
Mi piace ricordare una vicenda analoga con protagonista una meravigliosa realtà sita a pochi chilometri di distanza, dove?
A Sant'Agata Bolognese... casa Lamborghini! A metà anni 80 la famiglia fondatrice del marchio fu costretta a cedere la maggioranza delle quote alla CHRYSLER, la quale a sua volta trasferì il "TORO" ad investitori asiatici.
Dopo una lunga agonia l'azienda trovò il suo equilibrio e rinnovati utili economici sotto l'egida di AUDI, questa infatti non solo non ha chiuso i battenti allo storico stabilimento emiliano ma ha, al contrario, rilanciato l'occupazione locale con assunzioni mirate grazie ad ampliamenti strutturali.
E' plausibile supporre che la medesima politica verrà adottata anche con Ducati proprio perché tra le parti di Wolfsburg ed Ingolstadt considerano l'italianità del brand un"reale" valore aggiunto ai propri marchi e non "erbaccia" da estirpare a tutti i costi.
Il tempo potrebbe raccontarci un'altra storia ma sulla base delle esperienze passate sembrerebbe inverosimile immaginare uno scenario diverso.
Piuttosto ritengo opportuno focalizzare gli sforzi mentali sulla palese inefficacia della politica italiana "coadiuvata" da una classe industriale non più in grado di creare sviluppo e valori aggiunti ma abilissima nel distruggere ciò che lungimiranti pionieri crearono nemmeno un secolo fa.
Anche Ducati è andata. Sarebbe auspicabile ed opportuno che quest'ennesimo campanello d'allarme agisca da sveglia sui comodini di chi detiene il Potere.
Loro in primis, ed anche noi dobbiamo rimboccarci le maniche per cercare di salvare le tante aziende d'eccellenza che il Bel Paese ancora custodisce evitando, se possibile, di denigrare i "crucchi" che, forse, più degli italiani hanno e stanno contribuendo alla conservazione del nostro "know-how". Prima che sia troppo tardi.
Aquilano Automobili
Via napoli, km 1.700
71100 Foggia 
tel. 0881 752959
www.aquilano.com 


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