"Gli Infedeli", una stanca carrellata di (in)umane debolezze


I francesi riesumano la nostra gloriosa commedia a episodi per un film velleitario e deprimente; in tv ritorna "Carrie" di De Palma

"Gli Infedeli", una stanca carrellata di (in)umane debolezze
luned́ 7 maggio 2012 22:39:10

di Giuseppe D'Errico

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FOGGIA - IN SALA
Gli Infedeli (Les Infideles, Francia 2012) di Michel Hazanavicius, Emmanuelle Bercot, Jean Dujardin, Fred Cavaye, Alexandre Courtes, Eric Lartigau, Gilles Lellouche con Jean Dujardin, Gilles Lellouche, Guillaume Canet, Sandrine Kiberlain, Alexandra Lamy, Isabelle Nanty, Mathilda May.

C'era una volta la commedia all'italiana, quella gloriosa, acida e dissacrante commedia all'italiana che si faceva beffe delle umane bassezze nostrane pigiandole sotto la deformante lente degli orrori del grande schermo. C'era poi il filone episodico di film portati al successo da registi come Risi, Monicelli e Scola, prodotti di consumo che, nella forma di un pugno di barzellette, mai si lasciavano scappare l'occasione per irridere vizi (tanti) e virtù (pochissime) dei tempi.
Sicuramente dal nostro storico retaggio cinematografico prende malamente spunto Gli infedeli, agglomerato di sei storielle senza smalto con cui altrettanti registi d'oltralpe tentano di dare il loro contributo all'annosa questione dell'adulterio libero e selvaggio.
Dagli amici fedifraghi compulsivi al dentista con la voglia matta, dalla coppia in vena di confessioni alla terapia di gruppo tra maniaci delle corna, dal mite impiegato in trasferta alla fuga a Las Vegas verso nuove frontiere sentimental-sessuali, con varie pillole di dubbio gusto a intramezzare quelle che, in teoria, dovrebbero rappresentare le principali variazioni sul tema, il film è ben lungi dal formare un quadro dei tempi, se non moralmente accettabile, quanto meno divertente.
Non c'è segmento che non grondi becero maschilismo da osteria, non c'è gag che non punti su un'idea fallocentrica dell'ironia, non c'è personaggio che non ne esca pulito grazie ad una retorica familiare per molti versi raccapricciante.
Si sorride con l'episodio degli "infedeli anonimi" di Courtes e, forse, si salva anche la nottata di ammissioni di colpe coniugali della Bercot; il resto è quanto di più deprimente ci si possa attendere, tra "penis captivi" e sedute mortali di bondage.
Mente del progetto è Jean Dujardin, l'attore premio Oscar per The Artist, nuova frontiera del divo irresistibile e incontrastato faraone del box office francese, che per "Gli infedeli" ha radunato la meglio gioventù dei cineasti transalpini (c'è anche Michel Hazanavicius, anche lui premiato dall'Academy per il suo straordinario film muto), chiamandosi protagonista in prima linea, assieme a Gilles Lellouche, di questi squallidi siparietti; e, con ogni probabilità, il loro incontenibile gigionismo è quell'ingrediente che riesce a rendere digeribile un campionario di amenità che arriva in sala con almeno quarant'anni di ritardo.

IN TV
Carrie - Lo sguardo di Satana (1976) di Brian De Palma, da un romanzo di Stephen King, un horror epocale che consacrò la giovane Sissy Spacek: martedì 8 maggio alle 23:00 su Rai Movie;
Brigadoon (1954) di Vincente Mannelli, un musical onirico e favolistico con Gene Kelly e Cyd isse: giovedì 10 maggio alle 12:15 su Rai Movie;
The Departed - Il bene e il male (2006) di Martin Scorsese, un poliziesco fluviale senza vincitori, con un grande c a s t: venerdì 11 maggio alle 21:10 su Italia 1.


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