Presentato al 65° Festival del cinema di Cannes, l´ultimo film del regista canadese suggerisce profondi interrogativi ma lascia stremati e perplessi; in tv vedremo Kubrick e Pollack

FOGGIA -
IN SALA
Cosmopolis (2012, Francia, Canada, Portogallo, Italia) di David Cronenberg con Robert Pattinson, Juliette Binoche, Sarah Gadon, Paul Giamatti, Samantha Morton, Jay Baruchel, Kevin Durand, Mathieu Amalric, Emily Hampshire.
"Più è visionaria l'idea e più le persone rimarranno indietro" dice Samantha Morton, sorta di sacerdotessa futuristica, al perplesso Pattinson, giovane miliardario insoddisfatto e inviso al popolo.
Le persone, c'è da dire, sono più che giustificate a rallentare il passo della mente e ad abbandonare per strada l'ultima fatica del maestro David Cronenberg, trasposizione scrupolosa dell'omonimo romanzo cult di Don DeLillo.
L'odissea di un giorno di Erik Packer, rampollo dell'alta finanza perennemente assetato di sesso, di soldi, di emozioni, e seriamente intenzionato a spaccare in due la rivoltosa New York per raggiungere il suo barbiere di fiducia, si popola di loschi figuri che, a rotazione, giungono a dispensare consigli e profezie in una catacombale limousine ipertecnologica. La destinazione è raggiunta, ma il senso di oppressione assumerà presto una forma concreta.
A solo un anno di distanza dall'incompreso A dangerous method, il regista della psiche e della carne imbastisce un apologo di sconcertante cripticità sulla devastazione sociale prodotta dal potere economico. Lo fa attraverso un protagonista bulimico di sensazioni forti e incapace di vivere il reale, tormentato da sé e dal microcosmo che lo protegge.
L'impressione di minaccia costante si fa sempre più carica, così come aumenta l'inquietudine legata ad una metropoli devastata in cui i ratti sono divenuti la più preziosa merce di scambio.
L'universo Cronenberg è strabiliante come sempre, le sue ossessioni carnal-techno-psico-sessuali si fondono alla perfezione in un'atmosfera di degenere esaltazione che richiama al precedente Crash ma anche a Strange days di Katryn Bygelow.
D'altra parte però, il livello di fruizione del film è oltremodo minimale: neppure con Il pasto nudo tratto da Burroghs il regista era arrivato ad un tale grado di inaudita difficoltà. Dialoghi rispettati anche alla lettera dal referente letterario, accumulati senza sosta e senza pietà in un delirante vaneggiamento divinatorio su una fine tanto imminente quanto auspicata.
Piuttosto complesso non lasciarsi esasperare dalla verbosità dei postulati filosofici dei personaggi e dall'insopportabile rigidità interpretativa di Robert Pattinson, attore per caso chiamato a ricoprire (per mera operazione di marketing) un ruolo di notevole astrusità.
Alla fine ci si ritrova stremati e irritati ma almeno resta qualcosa su cui riflettere.
IN TV
Il dottor Stranamore (1964) di Stanley Kubrick, irripetibile satira bellica con un Peter Sellers da antologia: giovedì 31 maggio alle 3:00 su Rete 4;
Ombre malesi (1940) di William Wyler, una travolgente Bette Davis in un indimenticabile noir d'atmosfera: venerdì 1° giugno alle 12:00 su Rai Movie;
Non si uccidono così anche i cavalli? (1969) di Sydney Pollack, la fine del sogno americano in una infernale gara di ballo con Jane Fonda: sabato 2 giugno alle 19:00 su Rai Movie;
Il Gigante (1956) di Gorge Stevens, kolossal generazionale con un c a s t straordinario che unisce Rock Hudson, Elizabeth Taylor e James Dean: domenica alle 15:15 su Rete 4.
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