
FOGGIA -
E' stata denominata "Pegaso" ed è l'operazione con la quale i militari della Guardia di Finanza hanno restituito alla collettività un inestimabile patrimonio storico e archeologico che altrimenti sarebbe andato perso per sempre. Gli uomini delle fiamme gialle hanno scoperto nelle campagne in agro di San Severo, proprio a ridosso della strada statale 16, un cascinale apparentemente abbandonato, ma in realtà adibito a sala espositiva di reperti archeologici destinati ad amanti, collezionisti e mercanti d'arte.
Grazie all'operazione, durata complessivamente 4 mesi, i militari hanno recuperato 80 manufatti dauni in terracotta risalenti presumibilmente al IV secolo avanti Cristo; anfore, olle e crateri di varie dimensioni - oggetti di uso quotidiano delle popolazioni dell'antica Daunia - e 13 monete, fondamentali sia per datare con buona approssimazione i reperti (provenienti presumibilmente da uno o più corredi funebri), che per ricavarne importanti indicazioni storiche sul commercio e sulla cultura dell'epoca. 15 milioni delle vecchie lire la quotazione media dei reperti sequestrati, ovvero 7-8 mila euro i pezzi più grandi. Ma erano previsti anche "sconti" ed "offerte" per l'acquisto di più vasi o di un intero lotto. Proprio come al supermercato. Le indagini dei finanzieri, infatti, sono partite dopo aver captato, nell'ambiente del traffico illegale di reperti archeologici, la notizia di vere e proprie occasioni e offerte commerciali, in vista dell'estate.
Per il fatto, sono stati denunciati a piede libero due sanseveresi di 50 anni, già noti alle forze dell'ordine, implicate a vario titolo nell'illecito commercio. Nessuna informazione è stata ricavata sul sito dal quale provengono i reperti. L'importanza di questa operazione - come sottolineato in conferenza stampa - sta nell'aver spezzato la catena di illeciti che dal trafugatore di reperti archeologici (il cosiddetto tombarolo) porta all'acquirente, colpendo direttamente la fase mediana della vendita. I reperti sequestrati verranno ora inviati alla Sovrintendenza dei bene archeologici di Bari, dove si provvederà a restaurare, datare e catalogare ogni singolo pezzo e restituirlo alla collettività.