Nel PUG una Carta dei beni culturali da valorizzare


Importanti ritrovamenti a testimonianza del villaggio neolitico di Pantano

Nel PUG una Carta dei beni culturali da valorizzare
marted́ 15 novembre 2011 15:33:6

di  Redazione

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FOGGIA - Una Carta dei Beni Culturali che abbia l'obiettivo «della valorizzazione attiva del ricco patrimonio del territorio comunale, sulla falsariga della Carta già elaborata e collegata al Piano paesaggistico regionale». Sono le parole con cui l'assessore all'Urbanistica e alle Politiche abitative del Comune di Foggia, Luigi Fiore, ha introdotto la conferenza stampa di stamattina, nel corso della quale è stata siglata la Convenzione tra Servizio Urbanistica e Dipartimento di Scienze Umane dell'Università degli Studi di Foggia, per l'elaborazione di un documento che entri nel Piano Urbanistico Generale in corso di elaborazione.

All'incontro erano presenti il sindaco Gianni Mongelli, il rettore dell'Università degli Studi Giuliano Volpe, il Responsabile del Servizio Territoriale Daunia 3 del Centro Operativo per l'Archeologia della Daunia Italo Maria Muntoni, l'assessore all'Urbanistica Fiore, il dirigente del Servizio Urbanistica Paolo Affatato, il Direttore del Dipartimento di Scienze Umane Saverio Russo.
Nella conferenza stampa sono state inoltre divulgate le risultanze ufficiali delle azioni congiunte Comune, Soprintendenza e società Silvia S.p.A. a tutela del sito di interesse archeologico sulle aree adiacenti Via Parini.

«Stiamo raccogliendo una sfida di innovazione, nel governo del territorio, che è stata lanciata a partire dal Codice dei Beni Culturali e Paesaggistici e dal nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale di cui, l'11 gennaio del 2010, la Giunta regionale ha approvato la proposta», ha detto Fiore. Ed è «un ulteriore elemento - ha aggiunto il sindaco - che fa capire perché il PUG è tutt'altro che un'operazione chiusa: le principali finalità che deve soddisfare le stiamo concretizzando e le concretizzeremo coinvolgendo tutti i settori della comunità cittadina. Per quanto riguarda beni culturali e paesaggio le stiamo concretizzando con l'Università degli Studi di Foggia e con la Soprintendenza, soggetti che danno garanzie assolute di qualità per tutti».

«Non si può tutelare e valorizzare senza conoscere», ha detto Volpe, facendo riferimento alla ricchezza di elementi già censiti e goreferenziati sul territorio comunale, in stretta cooperazione con il Comune: «Abbiamo censito 295 beni complessivi, 191 siti archeologici in 173 luoghi solo sul territorio comunale - ha elencato il rettore - e di questi 83 risalgono al neolitico, 90 sono di età romana e prevalentemente rurali, 16 di età medievale».
Come già avvenuta per la mappatura degli ipogei, risultata dal programma che il Comune sta conducendo con l'Autorità di Bacino della Puglia, la ricognizione della Carta dei Beni culturali promette che i beni censiti possano raddoppiare. «Il nostro patrimonio è vasto e diffuso - ha aggiunto Volpe - gli ipogei urbani sono risultati essere 643 e, nella sola Segezia, si osservano tracce di 4 chiese paleocristiane. Un dato, quest'ultimo, significativo anche per la riqualificazione della borgata che è tra gli obiettivi del PUG».
Saverio Russo, che è già stato tra gli esperti di Storia del Territorio che ha collaborato all'elaborazione della Carta dei Beni Culturali regionale, ha sottolineato il fatto che «questa attività rientra statutariamente tra gli obiettivi della nostra università. È un beneficio per la città che nel nostro ateneo ci siano studiosi del territorio che non si propongono come esteti del patrimonio archeologico ma che lo studiano come testimonianza della civiltà materiale». «Studiare, tutelare e valorizzare - ha aggiunto Russo - significa preoccuparsi di mettere in evidenza anche il valore economico di certe azioni. Senza contare i benefici della costruzione di un archivio e una memoria unica a servizio dei vari enti territoriali».

Su questo aspetto, Affatato ha posto in evidenza quanto l'attività sulla Carta dei Beni culturali sarà «sostenuta dall'apparato cartografico e dal Sistema Informativo Territoriale, anche in questo caso similmente a quanto fatto a livello regionale. Parliamo dell'archivio, della banca dati in cui sono raccolte e messe in relazione tutte le informazioni cartografiche utili per la pianificazione e la gestione della città, del territorio e del paesaggio. Un'attività - ha aggiunto il dirigente del Servizio Urbanistica - per la quale stiamo particolarmente qualificandoci e che proveremo a illustrare nel corso della quarta Conferenza italiana sul software geografico e sui dati geografici liberi, programmata i prossimi 24 e 25 novembre proprio nella nostra Università».
«L'elaborazione di una Carta dei Beni culturali non solo come strumento della Regione ma anche per enti locali è una scelta molto positiva del Comune di Foggia, che mi auguro sia emulata dagli altri grandi Comuni pugliesi», ha rilevato Muntoni, che per la presentazione dell'iniziativa della Carta, interveniva su delega sia della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia, sia della Direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia.

«Io ritengo che un "test" di come si può perseguire in sinergia l'obiettivo della valorizzazione, ce lo siamo ritrovato in casa con l'intervento urbanistico nelle aree adiacenti a Via Parini», ha detto Fiore introducendo la seconda parte della conferenza stampa., riguardante il "Parco della Cultura e dello Sport", promosso dalla società Silvia S.p.A. e su cui Regione Puglia e Comune di Foggia si sono espressi nell'ambito di un accordo di programma, ratificato dal Consiglio comunale il 14 gennaio 2010.
Oltre a Muntoni, designato dalla Soprintendenza per l'alta sorveglianza sul cantiere, erano presenti l'ing. Giovanni Trisciuoglio, amministratore delegato della Silvia S.p.A., e l'ing. Francesco Paolo Corbo, progettista e direttore dei lavori.
Prima di passare la parola a Muntoni, per illustrare i risultati delle attività dispiegate sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza, l'assessore ha sottolineato che «sia l'Amministrazione comunale che quella regionale erano perfettamente consapevoli che il programma edilizio-urbanistico proposto si sarebbe sviluppato in prossimità di un'area di interesse archeologico. E lo segnalarono in sede di conferenze di servizi richiedendo che la progettazione ne tenesse conto. In due verbali di Conferenze di Servizi, del 4 novembre e del 12 novembre 2008, questa consapevolezza risulta evidente, così come risulta evidente la coerenza delle soluzioni adottate dall'impresa in riferimento alle indicazioni di Comune e Regione».
Fiore ha spiegato che la segnalazione del Centro Studi Naturalistici ha riguardato lavori che, nel luglio scorso, erano inerenti i sottoservizi, per i quali il Servizio Lavori Pubblici del Comune ha rilasciato regolare permesso a costruire il 24 maggio 2011. A seguito di quella segnalazione, il 5 agosto scorso, si effettuò un sopralluogo congiunto tra Soprintendenza, Comune e impresa, nel corso del quale si rilevò che i lavori sui sottoservizi, in particolare per i canali delle fogne, avevano intercettato e tagliato in più punti strutture archeologiche riferibili al villaggio neolitico di Masseria Pantano.

«La legge, il Codice dei Beni Culturali - ha aggiunto l'assessore - prescrive cosa succede in circostanze del genere, tutt'altro che infrequenti. I lavori devono proseguire sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza e l'impresa, a sue spese, deve assicurare la presenza continuativa di un archeologo sul cantiere. Da allora e fino al 26 settembre, l'impresa ha messo in sicurezza l'area e ha provveduto a far effettuare saggi e scavi, documentando quanto andava emergendo. La direttrice degli scavi fognari che è stata proseguita non ha dato alcun esito di tipo archeologico. Mentre su un'altra fascia, lunga 200 metri e larga 8, parallela a Via Parini, 11 saggi di scavo hanno fatto emergere elementi interessanti».

Di questi ha diffusamente parlato Muntoni, illustrando le fotografie dei reperti e delle emergenze. Tra queste la più suggestiva riguarda la sepoltura di un bambino, al fianco al quale era stato appoggiato un oggetto in ocra. «I resti - ha aggiunto Muntoni - sono stati rimossi e saranno studiati per datarli esattamente, possibilmente anche con l'esame del DNA». L'archeologo ha spiegato che il villaggio neolitico era «probabilmente addossato a un pantano, di qui l'origine del toponimo». La campagna di scavi consentirà anche di elaborare le variazioni climatiche che, dalla preistoria, hanno contrassegnato l'area.

Muntoni ha messo in evidenza che si è registrata la «massima sinergia con il Comune, sinergia che stiamo sperimentando e programmando anche su altri programmi urbanistici. Il cantiere può proseguire e noi lo seguiremo costantemente. D'altronde devo testimoniare la piena disponibilità della ditta a farsi carico anche della valorizzazione, in modo che il parco urbano progettato possa avere anche contenuti culturali».

Intervendo per ultimo, Triscuoglio ha sottolineato che «le opere che hanno intercettato il sito archeologico non sono a servizio del complesso edilizio che si deve realizzare, ma sono opere pubbliche che serviranno, per esempio, il Salice. Al Comune, oltre ai 7 ettari del Parco urbano, è stata ceduta anche un'altra area limitrofa a Masseria Pantano, proprio nella prospettiva di una valorizzazione turistico-culturale del sito».

Infine, tanto Fiore che Muntoni hanno sottolineato quanto «la riservatezza mantenuta fino a oggi fosse concordata e necessaria, per un dovere di prudenza a divulgare i segni dell'importanza degli scavi, prima che l'area fosse messa in sicurezza».

 

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