| Il rosone di Troia patrimonio Unesco |
| marted́ 28 ottobre 2008 10:13 | |
La proposta da Daunia Vetus
Troia - Se per il santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo è sempre più aperta la strada verso il suo inserimento nel patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’Unesco, i tempi sono maturi per aprire il protocollo e intraprendere il percorso di sostegno anche allo stesso riconoscimento del magnifico e singolare Rosone della Cattedrale di Troia. Questa è la proposta di maggior spessore che è venuta fuori dal convegno di inaugurazione del Distretto Culturale Daunia Vetus che si è tenuto a Troia nel seminario del palazzo vescovile. L’appuntamento si è trasformato in un evento anche grazie alla nutrita partecipazione di autorità politiche e religiose, oltre ai tanti rappresentanti del mondo della cultura, dell’economia e della ricerca. Tutti indistintamente hanno assicurato sostegno e attenzione all’iniziativa Daunia Vetus e alla sua attività concreta, contribuendo a quel comune senso di responsabilità nella delicata fase di innovazione, per il rilancio dei territori interessati e della destinazione “Puglia” in generale. “I pellegrini provenienti dal nord Europa, di fronte al Rosone e alla Cattedrale di Troia, capivano che un nuovo mondo meraviglioso ed incognito si apriva alla loro avventura”. Questa citazione del direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci riportata da Antonio Gelormini potrebbe essere una sorta di punto di partenza su cui far girare quel merletto di pietra di oltre 6 metri di diametro come il volano di promozione per ciascun territorio del Distretto, attorno al quale riunirsi con orgoglio ed entusiasmo. Nell’occasione dell’incontro iniziale di Daunia Vetus in realtà è venuto fuori anche un altro proposito condiviso dalla politica, quello di riportare a Troia, cioè il suo luogo di origine, i preziosi codici manoscritti costituenti il Fondo Cavalieri oggi conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli. Si tratta di una raccolta che prende il nome dal vescovo, Monsignor Emilio Giacomo Cavalieri, che alla fine del ‘600 li aveva fatti restaurare e rilegare, e che abbraccia ben sette secoli di storia, dal IX al XV, raccontati con indiscusso valore filologico e testuale. |