| L'intervista: Alessandro Passerini | | Stampa | |
| domenica 14 marzo 2010 09:25 | |
Giovane
artista emergente nel panorama italiano; scultore, pittore, scenografo,
ha lavorato non solo in Italia ma anche all’estero,
collaborando con
case editrici, gallerie e teatri.
Troia -
Siamo andati a intervistare Alessandro Passerini, giovane
artista emergente nel panorama italiano; scultore, pittore, scenografo,
Alessandro ha lavorato non solo in Italia ma anche all’estero, e ha collaborato con
case editrici, gallerie e teatri.
Quando hai capito che
l'arte sarebbe stata, non solo la tua passione ma anche il tuo lavoro?
Un primo sentore lo avevo fin dagli studi
artistici, alle superiori, ma la consapevolezza reale l'ho solo da pochi
anni, ed è arrivata per caso, quando decisi di provare a mostrare le mie
cose al pubblico. Vi fu da subito un buon riscontro, e da allora tutto corre
per inerzia, senza che riesca a rendermi conto di cosa o di come accade.
Fino ad arrivar ad oggi, in cui le arti
visive sono un vero e proprio lavoro.
Ci sono molte proposte espositive
attualmente in Italia, dalle identità più svariate. Sì, il posto per l'arte c'è
senza dubbio: dipende sempre da cosa cerca l'artista, e soprattutto da quello
che ha da dire.
Il tuo pittore
preferito?
Non ce n'è uno in particolare, ma diversi:
da Friedrich a Picasso; da Mondrian a Wahrol; da Modigliani a Haring. Ma
probabilmente, in questo periodo, la mia attenzione è più attratta verso le
opere di Franz Mark.
Cosa rappresenti nelle
tue opere?
Ho due 'filoni'. Uno, prettamente
geometrico e di rimando futurista, rappresenta stati d'animo, sensazioni del
momento, tradotte in pure forme e colori. L'altro, più figurativo, anche se
immerso nel geometrico, rappresenta rappresentati del mondo femminile a me
molto vicine, e sono l'immagine stessa di come le vedo e le sento. In entrambi
i filoni utilizzo soltanto colori primari e complementari, per amplificare il
messaggio pittorico mediante una sintesi cromatica a 6 colori.
Il ricordo più bello
di una mostra?
Anni fa, ad una mostra a cui ero stato
invitato. Frequentavo una ragazza a me molto cara, e volevo regalarle qualcosa,
ma pochi soldi in tasca. Le feci un ritratto, e lo portai alla mostra, senza che
lei lo vedesse prima. Dopo pochi giorni andammo insieme alla mia mostra, e dopo
aver visto tutti i quadri, che comunque già conosceva, rimase bloccata a
guardare l'ultimo quadro: il suo ritratto, per cui avevo disposto anche un
allestimento particolare.
Non dimenticherò mai quegli occhi e quel
sorriso...
Sei di destra o di
sinistra?
Temo nessuna delle due parti. Non
oggigiorno, almeno, pur essendo cresciuto con padre sindacalista e operaio
nella prima repubblica, in cui aveva senso esser di destra o di sinistra, ma
ora le cose si confondono una nell'altra, e non trovo più un modo di pensare
che mi somigli. Senza dubbio, almeno nell'arte, non esiste distinzione tra
destra e sinistra, e se dovessi trovare una persona in cui rispecchiarmi per
ideologia e arte, credo proprio sarebbe Charlie Chaplin. Era un genio, e
fortunatamente non un politico...
Se avessi davanti a te
Berlusconi cosa gli diresti?
Non saprei proprio. Dovrebbe capitarmi,
credo. Se non lo riconoscessi probabilmente chiederei 'permesso'. E se lo
riconoscessi probabilmente chiederei... 'permesso'.
Come vorresti morire?
Credo di aver in testa due morti
differenti. Una sulle mie montagne, che amo e adoro. Vorrei morire in uno
qualsiasi dei posti ripresi nelle mie foto, da solo e nel silenzio, dopo una
bella vita vissuta e passata come la sto vivendo e passando. E il secondo modo
sarebbe dopo aver fatto l'amore con la donna che amo, senza dubbio.
Nel sonno successivo all'amplesso.
Il libro che
consiglieresti e perché.
'NessunDove', di Neil Gaiman. Adoro questo
scrittore e la capacità che ha di scrivere storie così magiche descritte nel
mondo di tutti i giorni, noioso e abitudinario, ma che nei suoi libri nasconde
stupore e magia in ogni angolo, a soprpresa!
Il film più bello di
sempre.
Se parliamo di arte credo che 'Modigliani
- i Colori dell'Anima' sia quello che più mi sia piaciuto. Ma anche il modo di
dipingere del protagonista di 'Paradiso Perdito', che nasce dal mio stesso modo
di creare e concepire i miei dipinti.
Qual è il senso della
vita per te?
Un concetto nato a 20'anni; una filosofia
sviluppata per caso in una vacanza fuori dal mondo assieme alla mia Musa di
sempre. Allora lo definivamo come il 'vivere fino a 30'anni', seguendo l'indole
di quel che si è, senza forzare o eccedere in atteggiamenti o direzioni che non
ci appartengono affatto. Solo conoscersi, e capire chi e cosa si è, capendo e
trovando quel che più ci appartiene e sviluppandolo, siano esse le nostre
passioni o emozioni. Portare avanti quel che si è veramente, senza paura o
freni, in una continua ricerca più di crescita che di altro. Conoscere sé
stessi per non aver mai alcun rimpianto. (Il Grecale/Iolanda Bronzoni)
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|