EDITORIALE
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Calciatori, non fatevi armare dall’ignoranza

di Michele Rossetti

La violenza è ignoranza.
Partendo da questo presupposto, condiviso da tutte le persone di buon senso e dotati di una sufficiente intelligenza, si può anche affermare che il calciatore dilettante è, per la maggior parte delle volte una vittima. Troppo spesso, negli ultimi anni, abbiamo letto comunicati disciplinari in cui, il Giudice Sportivo, dopo aver letto i referti arbitrali, ha inflitto squalifiche di 3-4 o addirittura 5 anni, spesso con proposte di radiazioni.
Pena capitali per giovani calcitori che amano il calcio e che spesso, all’indomani della sentenza, si ritrovano a chiedersi "Ma perchè l’ho fatto?".
Le sentenze arrivano, il più delle volte, per aver picchiato degli avversari o per aver tentato o addirittura perpetrato violenza ai danni dei direttori di gara.
All’indomani di queste sentenze tutti a scagliarci contro il calciatore di turno a giudicarlo ed a moralizzare su come ci si deve comportare, eppure, strano ma vero, a mio avviso i calciatori sono delle vittime. Vittime di un sistema e di una mentalità radicata per cui per vincere le gare serve tecnica, tattica ed elemento fondamentale incutere timori e paure agli avversari(spesso timori e paure vengono preferiti alla tecnica ed alla tattica).
I veri colpevoli della violenza nel calcio dilettantistico sono i dirigenti e gli allenatori. Ci sono dirigenti che "preparano" le gare al motto: "Domenica bisogna vincere con le buone o con le cattive" e spesso, purtroppo, hanno il sopravvento le cattve(soprattutto nei gironi di ritorno quando i punti diventano ancor più preziosi). Grosse anzi grossissime responsabilità l’hanno anche gli allenatori che troppo spesso si trasformano in ultras(quelli delle frange più estreme) e dai primi minuti inveiscono contro qualunque decisione arbitrale, contribuendo, di fatto a creare ancor più  tensione. Spesso gli allenatori sanno qual è il modo di "preparare" le gare dei propri dirigenti e fanno finta di cadere dalle nuvole quando poi sul proprio terreno succedono ripetutamente episodi condannabili.
Ad onor del vero, c’è da dire che, in questi ultimi anni stà cambiando il vento. 
In molte realtà  giovani dirigenti hanno rilevato il posto di persone mature, che al calcio hanno dato tanto ma con una mentalità trapassata.
Con essi sono arrivati nuovi, freschi e motivati allenatori che cercano di far calcio e di far prevalere l’aspetto tecnico.
Purtroppo, però, il cambio di mentalità non dovrebbe essere solo spontaneo(che è inevitabilmente più lento) il ricambio andrebbe indotto dagli organi competenti (la F.I.G.C.) che dovrebbe istituire corsi per dirigenti(e solo loro dovrebbero poter andare in panchina), corsi di aggiornamento per tecnici, in più, come spesso mi sono auspicato, ci dovrebbero essere maggiori incontri tra società ed istituzioni.       

(Pubblicato il 10/11/2008)

 

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